DENTRO E OLTRE IL 15 OTTOBRE
15 Ottobre 2011: fiumi di parole sono stati stampati in una mole impressionante di comunicati e prese di parola. Pochi sono stati gli spazi pubblici e collettivi, dove poter sviluppare una discussione utile a comprendere e dibattere oltre la cronaca, sul significato di quello che è accaduto e che sta accadendo.
A più di due settimane di distanza crediamo necessario e non più rimandabile costruire questa occasione, questo spazio: pena lasciare il passo alla pratica della delazione, alla criminalizzazione delle esperienze sociali e di lotta, agli arresti, alla repressione, alla chiusura degli spazi e dell’agibilità di movimento. Pena l’auto – reclusione nei recinti angusti dei nostri luoghi abituali, la paura di tornare nelle piazze, di rilanciare con tutta le forza necessaria le lotte ed i movimenti contro l’austerity, i tagli, la precarizzazione, le ingiustizie sociali.
Del resto la gestione che i media mainstream, governo e le cosiddette opposizioni stanno facendo della giornata porta il segno chiaro di chi si pone al centro il problema di addomesticare il conflitto sociale (da Maroni a "la Repubblica"): le misure di restrizione che vengono annunciate, il divieto di manifestare imposto da Alemanno a Roma, lo sgombero dell’ex deposito ATAC di San Paolo occupato da luglio, rappresentano degli esempi chiari, lampanti, forse degli assaggi.
Non ci stupisce che ciò avvenga pressoché in un clima bipartisan, perché bipartisan sono le responsabilità della crisi, perché qualsiasi forma prenda l’alternanza della governance oramai è chiaro: non saranno i governi nazionali o le istituzioni sovranazionali a rinunciare alle privatizzazioni dei beni comuni, a sottrarre le nostre vite oramai perennemente in produzione alla morsa della precarietà, a regalarci l’alternativa al sistema ed alla società del mercato e del capitale.
Probabilmente non sarà possibile conciliare i diversi punti di vista di chi, rispetto alla giornata del 15, pone l’accento sull’occasione “persa” a causa dell’impossibilità di dispiegare la grande e moltitudinaria mobilitazione e chi, al contrario, sottolinea l’occasione “colta” con la resistenza e la rivolta di piazza San Giovanni . Quello che è chiaro, però, è che non si può lasciare altro spazio a strumentali divisioni fra buoni e cattivi, dare adito a semplificazioni e stigmatizzazioni tanto stupide quanto pericolose.

Se si vuole invece ripartire occorre fare i conti fino in fondo con la complessa composizione che il 15 ha manifestato e si è ribellata ad una crisi che non ha generato e che non vuole pagare.
Dove si annida quotidianamente la rabbia esplosa un anno fa a piazza del Popolo e poi a San Giovanni? Quali sono le pratiche, le lotte, le forme di organizzazione attraverso le quali queste soggettività irregolari ed irrappresentabili possano alimentare un conflitto permanente?
Ancora…a fronte di movimenti che in tutto il mondo sperimentano pratiche e processi decisionali orizzontali e partecipativi quali possono essere gli spazi, i luoghi, i meccanismi dentro i quali può crescere un nuovo e plurale processo di autoorganizzazione sociale e di movimento?
A queste domande pensiamo vogliano provare a rispondere in tanti e tante. Come pensiamo che in tanti e tante dobbiamo mettere in campo una forte campagna contro la criminalizzazione delle lotte, per la libertà di movimento, per la libertà di tutti gli arrestati e le arrestate.
Assemblea Pubblica
Prime adesioni:
Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa
Collettivo Autorganizzato Scienze Politiche
Spazio Sociale Occupato Ex-51
CSOA Macchia Rossa
LOA Acrobax
CSOA Ex- SNIA
Collettivo L'Officina
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A più di due settimane di distanza crediamo necessario e non più rimandabile costruire questa occasione, questo spazio: pena lasciare il passo alla pratica della delazione, alla criminalizzazione delle esperienze sociali e di lotta, agli arresti, alla repressione, alla chiusura degli spazi e dell’agibilità di movimento. Pena l’auto – reclusione nei recinti angusti dei nostri luoghi abituali, la paura di tornare nelle piazze, di rilanciare con tutta le forza necessaria le lotte ed i movimenti contro l’austerity, i tagli, la precarizzazione, le ingiustizie sociali.
Del resto la gestione che i media mainstream, governo e le cosiddette opposizioni stanno facendo della giornata porta il segno chiaro di chi si pone al centro il problema di addomesticare il conflitto sociale (da Maroni a "la Repubblica"): le misure di restrizione che vengono annunciate, il divieto di manifestare imposto da Alemanno a Roma, lo sgombero dell’ex deposito ATAC di San Paolo occupato da luglio, rappresentano degli esempi chiari, lampanti, forse degli assaggi.
Non ci stupisce che ciò avvenga pressoché in un clima bipartisan, perché bipartisan sono le responsabilità della crisi, perché qualsiasi forma prenda l’alternanza della governance oramai è chiaro: non saranno i governi nazionali o le istituzioni sovranazionali a rinunciare alle privatizzazioni dei beni comuni, a sottrarre le nostre vite oramai perennemente in produzione alla morsa della precarietà, a regalarci l’alternativa al sistema ed alla società del mercato e del capitale.
Probabilmente non sarà possibile conciliare i diversi punti di vista di chi, rispetto alla giornata del 15, pone l’accento sull’occasione “persa” a causa dell’impossibilità di dispiegare la grande e moltitudinaria mobilitazione e chi, al contrario, sottolinea l’occasione “colta” con la resistenza e la rivolta di piazza San Giovanni . Quello che è chiaro, però, è che non si può lasciare altro spazio a strumentali divisioni fra buoni e cattivi, dare adito a semplificazioni e stigmatizzazioni tanto stupide quanto pericolose.

Se si vuole invece ripartire occorre fare i conti fino in fondo con la complessa composizione che il 15 ha manifestato e si è ribellata ad una crisi che non ha generato e che non vuole pagare.
Dove si annida quotidianamente la rabbia esplosa un anno fa a piazza del Popolo e poi a San Giovanni? Quali sono le pratiche, le lotte, le forme di organizzazione attraverso le quali queste soggettività irregolari ed irrappresentabili possano alimentare un conflitto permanente?
Ancora…a fronte di movimenti che in tutto il mondo sperimentano pratiche e processi decisionali orizzontali e partecipativi quali possono essere gli spazi, i luoghi, i meccanismi dentro i quali può crescere un nuovo e plurale processo di autoorganizzazione sociale e di movimento?
A queste domande pensiamo vogliano provare a rispondere in tanti e tante. Come pensiamo che in tanti e tante dobbiamo mettere in campo una forte campagna contro la criminalizzazione delle lotte, per la libertà di movimento, per la libertà di tutti gli arrestati e le arrestate.
Assemblea Pubblica
Domenica 6 Novembre Ore 17.00
CSOA Ex-Snia Viscosa - Via Prenestina 173
Prime adesioni:
Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa
Collettivo Autorganizzato Scienze Politiche
Spazio Sociale Occupato Ex-51
CSOA Macchia Rossa
LOA Acrobax
CSOA Ex- SNIA
Collettivo L'Officina
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