Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa

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Trasformiamo il NO sociale in lotta, rovesciamo il presente! 14/15 genn incontriamoci a Roma

Quasi 20 milioni di NO, soprattutto contro il governo Renzi, impressi nelle urne sono già stati cancellati. Il nuovo Governo non è altro che un grossolano copia/incolla del precedente e con lo stesso spirito subordinato alle lobby e agli interessi che si sono raccolti negli ultimi anni attorno alla presunta rottamazione renzianaL’acrobazia “gentile” che ha designato come premier di transizione un garante della continuità ha consegnato al paese e al mondo una immagine ancor più pesante di una elite sempre più barricata nella sua torre d’avorio, lontana anni luce dai sentimenti e dalle voci di chi è escluso. In questo quadro, dopo la mobilitazione del 27 Novembre a Roma, è necessario per noi e per la nostra composizione sociale comprendere come proseguire il cammino intrapreso.

Bisognerà tenere conto del risultato di una manifestazione che ha provato e in buona parte è riuscita a riunire movimenti e lotte diverse.Dal sud al nord del paese esistono frammenti di lotte e pratiche sociali che nella giornata del voto hanno espresso una dura opposizione ai provvedimenti che hanno cancellato diritti e welfare. Lo hanno fatto nell’urna e fuori dai seggi elettorali, comprese le migliaia di migranti organizzati nelle lotte per la casa, per il lavoro, per la libertà di movimento.

Nel rilanciare percorsi e strategie vanno anche tenute presenti le difficoltà legate ad un contesto politico complesso, che ha portato nel NO espresso al mischiarsi di interessi e pulsioni diverse, persino contrapposte. Dal NO “dei piccoli padroni traditi”, fino a quello delle periferie e di quei larghi strati di popolazione che hanno perso o stanno perdendo tutto, che fanno fatica o non ce la fanno già ad arrivare alla fine del mese. Dal NO di chi reclama diritti e migliori condizioni di vita per tutti e tutte fino al NO espresso da chi, incapace di prendersela con i veri responsabili, se la prende con chi soffre allo stesso modo e probabilmente ancora di più: in particolare migranti e asilanti colpevoli di scappare da guerre e persecuzioni, di superare spesso a rischio della propria vita barriere e confini per conquistare una esistenza migliore, accusati di essere portati sul palmo della mano da istituzioni che invece non fanno altro che rinchiudere, ricattare, moltiplicare le forme del controllo e appesantire la misura dello sfruttamento dentro e fuori dal lavoro.

Ora di fronte alla sfacciataggine del nuovo premier Gentiloni che spudoratamente dichiara di voler rimare in carica fino a quando ci sarà la fiducia in parlamento, di fronte al disinteresse e al disprezzo nei confronti dell’opinione e del volere espresso nella cabina elettorale e nelle piazze, il malcontento e la rabbia non potranno che crescere.

Ma come evitare che il rifiuto espresso anche con la distanza dalle urne, con il non voto finisca per gonfiare le vele di una assurda guerra fra poveri, funzionale alle dinamiche di comando? Come far pesare e rendere efficace il NO sociale nella realtà tutti i giorni? Come trasformarlo in un cambiamento reale che imponga quantomeno una nuova stagione di diritti, redistribuzione della ricchezza, avanzamento delle condizioni di vita delle classi subalterne e meno abbienti, se non di radicale trasformazione dell’esistente? Esistono gambe solide su dove poggiare una ripartenza credibile e capace di reggere l’urto che necessariamente si dovrà produrre?

Per comporre insieme i tasselli del mosaico di questa articolata situazione, per poterla interpretare il più possibile all’attacco, cogliendo i rischi ed allo stesso tempo gli ampi spazi della realtà politica e sociale in cui ci troviamo, sentiamo la necessità di proporre un nuovo incontro della rete Abitare nella Crisi a Roma articolato in due giorni di discussione. Un momento significativo che riprenda il filo delle lotte per il diritto all’abitare nel tentativo di comprendere quale deve essere il loro ruolo in questo specifico periodo, collegandole soprattutto alle altre lotte territoriali e sul lavoro. Una discussione da articolare e sviluppare dentro la prospettiva di uno sviluppo autonomo dei movimenti e soprattutto nel protagonismo reale di chi sta pagando da anni e sempre più sulla propria pelle il prezzo del neoliberismo. Un incontro, dunque, che metta al centro le lotte stesse, la necessità che queste si incontrino non solo nelle grandi occasioni, ma sempre più nel tessuto vivo delle nostre città, dei quartieri, dei luoghi di produzione, alimentando la combinazione e la giusta miscela in grado di spostare i rapporti di forza, di allargare e generalizzare il conflitto. Per queste ragioni facciamo appello ed invitiamo a partecipare alla discussione non solo chi lotta per il diritto alla casa e all’abitare, ma tutti e tutte i protagonisti delle lotte sul lavoro, nelle scuole e nelle università, nei territori, nelle città e nelle campagne. Un momento di confronto che sappia anche affrontare le dinamiche repressive contro il disagio sociale che si organizza e che viene colpito in quanto controparte attiva e che sappia respingerle con decisione anche allargando il consenso intorno ai nostri percorsi, così come è accaduto in occasione della scadenza referendaria.

Ci vediamo il 14/15 Gennaio a Roma!

Abitare nella crisi

 

 

VERITA' E RESPONSABILITA' SUI FATTI DI MAGLIANA


Lettera alla città

Cosa è realmente successo Sabato 5 Novembre 2016 a Magliana? Molte sono le bugie raccontate sia da diversi giornali, sia alimentate ad arte nel passaparola di quartiere. Occorre rompere questa scia per comprendere le responsabilità di quanto accaduto e riprendere il cammino. Da settimane infatti il quartiere è oggetto di iniziative da parte di diversi gruppi dell'estrema destra romana che soffiano sul fuoco del razzismo, come se questo fosse la soluzione per migliorare le condizioni di vita di chi fatica ad arrivare alla fine del mese, o come se fosse la soluzione per costruire un quartiere migliore. In realtà la destra tratta Magliana come il proprio giardino di casa, per i loro scopi politici, elettorali, affaristici.
In questa situazione non si poteva certo rimanere indifferenti all'ennesima provocazione di una manifestazione annunciata dai nazi–fascisti di Forza Nuova per Sabato 5 Novembre. Così all'appuntamento di questo gruppuscolo di provocatori se ne è contrapposto un altro, degli/delle antifascisti/e, degli/delle antirazzisti/e, di chi lotta quotidianamente per cambiare questa città e questo paese.
La Questura a parole vieta entrambe le manifestazioni. A parole, perché in realtà permette a Forza Nuova tranquillamente di sfilare, mentre intima alla manifestazione antifascista di non muoversi. Troppa la rabbia per questo affronto, la manifestazione antifascista pretende di potersi muovere. Si accende la contrapposizione con le forze di polizia, il quartiere diviene campo di contesa, ci rimette. La polizia carica ripetutamente gli antifascisti, mette in pratica dei veri e propri rastrellamenti - anche nei negozi - per poter portare via giovanissimi e generosissimi ragazzi e ragazze accorsi per lo sdegno: bilancio oltre 30 fermati, 9 arresti, 40 denunce, da una sola parte. Proprio mentre la polizia si accaniva contro compagni e compagne, un gruppo di fascisti accompagnati da alcuni volti noti avvicinatisi di recente a CasaPound, faceva irruzione nei locali del Centro Sociale. Dopo un tempo lunghissimo in cui queste persone hanno agito indisturbate sotto lo sguardo delle forze dell'ordine, la polizia prendeva possesso del Centro Sociale mettendo i sigilli del sequestro preventivo. Una tela ben organizzata, dentro la quale involontariamente siamo caduti. Questura e fascisti insieme per cercare di allontanare dal quartiere chi lotta a testa alta per un presente diverso. Già alcuni anni fa un'inchiesta dei Carabinieri sostenuta dai fascisti di Alemanno, La Russa e Gramazio allora al governo della città e del paese, tentò di annullare la possibilità di lottare a Magliana con gli arresti di alcuni compagni e una compagna del CSOA Macchia Rossa. Tale montatura è stata sostanzialmente smontata nelle aule del Tribunale ma l'occupazione dell'ex scuola 8 marzo da quel giorno è ridotta a terra di nessuno, fra degrado e sopraffazione. Il Centro Sociale Macchia Rossa esiste a Magliana da oltre 40 anni, dal 1973. Anni in cui si è lottato per un quartiere migliore, soprattutto con il Comitato di Lotta per la Casa, contro gli sfratti e per il diritto all'abitare. Anni in cui si sono attivate una ciclofficina, una palestra popolare. Anni in cui si è lottato per ottenere l'ufficio postale e in tempi più recenti per difendere il consultorio familiare. Non si tratta certo di un luogo estraneo o nemico del quartiere. A chi da fastidio allora il Centro Sociale Macchia Rossa? Forse a chi vuole mettere le mani sul quartiere per scopi elettorali? A chi per molti anni ha fatto bei soldi nella compravendita delle case occupate? A chi vuole gestire la dismissione del patrimonio immobiliare dell'INPS? Ci prendiamo le nostre responsabilità per il fatto che la nostra testardaggine ha contribuito a far vivere al nostro quartiere un brutto, bruttissimo pomeriggio. Ma non siamo disposti a fare un passo indietro rispetto all'arroganza di chi vuole speculare su Magliana e sulle nostre vite. Il quartiere non è come viene presentato, lo sappiamo in tanti e in tante. Amiamo Magliana, amiamo questa città e per questo non rinunciamo a volerla cambiare, senza prendercela con chi sta peggio di noi, ma prendendo di petto chi succhia il sangue di chi ha già dato tutto ed ora può solo riconquistare ciò che gli spetta di diritto: case popolari, scuole e strutture sanitarie efficienti, verde pubblico, spazi e servizi, diritti e vita.


MAGLIANA LIBERA - LIBERI TUTTI LIBERE TUTTE
C.S.O.A. Macchia Rossa
Movimento per il diritto all'abitare 

Siamo tutti Paolo e Luca

Il Tribunale di Roma ha deciso di applicare 1 anno di sorveglianza speciale a Paolo e Luca.

Respinta invece la richiesta per Michele.

Vogliamo#tutteliberi subito!

Siamo tutt* socialmente pericolos*!

Le lotte non si arrestano! #iostoconchiresiste


 

Nel tardo pomeriggio di ieri è arrivata la notizia che il Tribunale di Roma ha deciso di applicare la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno di 1 anno nei confronti di Luca, respingendo la stessa richiesta per uno studente.

Paolo non ha ancora ricevuto alcuna notifica, ma nel provvedimento emesso nei confronti di Luca si fa riferimento anche a lui: a entrambi viene attribuita un'indole violenta da cui desumere la loro personale pericolosità, essendo dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica.

Le misure di prevenzione limitano fortemente la libertà personale, prescindono dal presupposto della commissione di un fatto di reato e rappresentano uno strumento, nei fatti sanzionatorio, di contrasto del disagio sociale e del dissenso politico.

In Val di Susa, come a Roma, Pisa, Torino, Bologna e in tante città abbiamo assistito negli ultimi anni a un utilizzo tutto politico degli istituti di prevenzione, dentro uno sviluppo del diritto penale - un diritto "del nemico" evidentemente utile a combattere la guerra contro i poveri in corso - che punisce le soggettività, i comportamenti e gli stili di vita invece che i reati specifici. Cercando in questo modo anche di scoraggiare il conflitto e svuotare le piazze.

Come Movimento per il Diritto all'Abitare rispediamo al mittente una sentenza tutta politica che punisce Paolo e Luca per la loro capacità di gettare sempre il cuore oltre l'ostacolo e di spendersi generosamente insieme a chi combatte un sistema che prevede tante case senza gente affinché ci sia sempre più gente senza casa.

In questi anni è stato conquistato tanto, la dignità prima di tutto. Quella dignità che hanno provato a toglierci quando ci hanno sfrattati e buttati in mezzo a una strada, quando ci siamo ribellati ai centri di accoglienza, ai residence e al sistema dei campi combattendo contro un apparato che giudichiamo indegno e corrotto da molto tempo prima che esplodesse l'inchiesta della magistratura su Mafia capitale.

Abbiamo, in questi anni, lottato contro un governo che ha varato misure come il Piano casa, che invece di occuparsi di chi vive in emergenza abitativa ha provveduto a elargire finanziamenti per Expo, a distruggere quel poco che resta di edilizia residenziale pubblica e a punire con l'art5 chi ha trovato una soluzione occupando uno spazio vuoto.

Abbiamo strappato un risultato importante con la regione Lazio, che ha votato una legge e stanziato fondi per un piano di emergenza di recupero di abitazioni dal patrimonio pubblico e privato già disponibile.

Abbiamo difeso decine di persone dagli sfratti e fatto centinaia di manifestazioni. D'altra parte non conosciamo alcun altro modo per farci sentire quando davanti alle ingiustizie sociali palesi l'arroganza del potere e il suo apparato vorrebbero imporci di rimanere zitti.

Il tentativo di togliere la voce ai nostri compagni di lotta impedendogli di andare in piazza non fa altro che rafforzare la nostra determinazione nel continuare a lottare per i nostri diritti, contro chi chiude gli spazi di dissenso e di libertà.

 

A fianco dei nostri compagni e di Nicoletta e dei No Tav che stanno violando le imposizioni del Tribunale di Torino

#iostoconchoiresiste #CeChiDiceNo

 

Movimento per il Diritto all'Abitare

 


 

 

 

 

#21O per le strade di Roma il NO sociale al governo Renzi #CeChiDiceNo


logistica210Una lunga giornata di lotta oggi ha attraversato l’Italia da nord a sud per lo sciopero indetto dal sindacalismo di base e generalizzato dai movimenti e dagli studenti, che sono scesi in piazza sin dalla notte scorsa al fianco degli operai della logistica, davanti ai cancelli dei magazzini e nelle scuole per esprimere con forza il No sociale al governo Renzi verso e oltre la manifestazione del 27 novembre.

Oggi è stata la giornata dei picchetti, dei blocchi, dei cortei, dei presidi per generalizzare il rifiuto verso il PD e le sue politiche scellerate.

A Roma dalle prime luci del mattino è iniziato il blocco dei magazzini della GLS a Fiumicino,
 sostenuto anche dai movimenti per il diritto all’abitare e dagli studenti, che combattono la stessa battaglia contro le politiche di impoverimento e di sfruttamento portate avanti dal governo con misure e riforme come il Piano casa- che con l’art5 incide fortemente sulla vita dei lavoratori migranti- la Buona scuola e il Jobs act.

Con Abdel Salam nel cuore, ucciso a Piacenza mentre lottava contro le condizioni di lavoro disumane imposte da GLS, i blocchi sono andati avanti fino a tarda mattinata producendo un danno concreto all’azienda in varie città.

Gli studenti medi hanno partecipato allo sciopero metropolitano con blocchi della didattica e assemblee in numerosi istituti del centro e in periferia, mentre nel pomeriggio insieme agli universitari hanno contestato, con lo striscione “Brain at work? Brain in exploitation!”, il convegno Brain at work dove aziende private, con l’aiuto della Sapienza, accumulano profitti ingaggiando giovani pronti a fare tirocini e stage gratuiti.


photo838039873292183568Dal primo pomeriggio, nonostante il riuscitissimo sciopero dei trasporti, migliaia di persone si sono riversate in Campidoglio per bussare alla porta della sindaca Raggi, alla guida di una giunta fantasma rispetto alle tante questioni sociali che la città pone. Mentre continuano gli sfratti e gli sgomberi, restano sul tavolo l’art5 del Piano Casa di Renzi e Lupi, che punisce chi occupa fino a negargli qualunque diritto, e la delibera Tronca che stravolge il senso delle misure intraprese timidamente dalla regione Lazio, consegnando le occupazioni abitative e gli inquilini senza titolo nelle mani dell’ordine pubblico.

Sfidando questa amministrazione a rompere la continuità con le giunte precedenti e con il Pd, i movimenti per il diritto all’abitare, i l
avoratori della logistica e gli studenti hanno assediato per ore il palazzo fino a incontrare gli assessori al Bilancio e alle Politiche sociali, i quali hanno riferito che la giunta Raggi e’ orientata al superamento della delibera Tronca fissando un nuovo incontro il 3 novembre per discutere anche di art5 e residenze.

Al termine di questa lunga giornata, dove si sono sperimentate diverse importanti connessioni, riteniamo importante rafforzare nei posti di lavoro, nelle scuole, nelle case occupate, nei territori percorsi di lotta che siano in grado di sfidare con efficacia l’arroganza di un potere distante da chi soffre e disprezzato dalla gente, che si barrica dietro la retorica del cambiamento per acquisire consensi e limitare la libertà di movimento.

Verso la manifestazione del 27 novembre a Roma per il NO sociale al governo Renzi, rilanciamo l’assemblea del 23 ottobre organizzata a Roma dalla rete Campagne in lotta per costruire lamanifestazione dell’11 novembre per la libertà di movimento, contro lo sfruttamento dei migranti e la dieci giorni di mobilitazione indetta dalla rete Abitare nella Crisi dal 31 ottobre.

campido210

 

 

 

 

Dopo il NO alle Olimpiadi è ora di dire NO al massacro sociale: il 21 ottobre tutt* in Campidoglio!

ROMA MEDAGLIA D’ORO PER L’EMERGENZA CASA:

Dopo il NO alle OLIMPIADI è ora di dire NO al MASSACRO SOCIALE

Qualche giorno fa l’annuncio del Sindaco Virginia Raggi: Roma rinuncia alla candidatura alle Olimpiadi del 2024. Non sappiamo quanto questa scelta sia farina del suo sacco o del “Direttorio 5 Stelle” preoccupato di difendere, dopo le promesse elettorali, la faccia e soprattutto la sfida nazionale al governo renziano.

In entrambi i casi si tratta di una scelta che salutiamo positivamente, perché rompe la logica dei grandi eventi e delle grandi opere, dei soldi rovesciati a pioggia nelle tasche dei privati, del ricatto/miraggio dei posti di lavoro, dei territori massacrati e depredati, nel caso delle olimpiadi di un meraviglioso evento sportivo trasformato in un business che oltretutto, invece di unire, avrebbe finito per accrescere le diseguaglianze.

Ora però, se la rinuncia alla candidatura olimpica non si inserisce nella mera logica dell’annuncio ma rappresenta una scelta sostanziale, al centro delle preoccupazioni del Sindaco e della sua giunta dovrebbero esserci i problemi quotidiani della città e fra questi, indubbiamente, il tema caldo e cruciale della casa.

Ad essere preoccupati però ad oggi sono solo decine e decine di migliaia di abitanti della capitale che non riescono a pagare mutui ed affitti da capogiro, che vivono in situazioni di coabitazione forzata, in campi o in alloggi di fortuna, che attendono l’arrivo dell’ufficiale giudiziario per lo sfratto, che resistono occupando o semplicemente aspettano invano in graduatoria la consegna di un alloggio che non arriva mai.

Chiunque vive una delle mille facce del problema della casa, a Roma, non può che essere seriamente preoccupato: dopo 4 mesi la giunta capitolina è decisamente immobile, se non incline a sostenere le logiche del profitto come lascia intendere l’idea di affittare alberghi e strutture private per far fronte all’emergenza.

Vecchie logiche che pensavamo passate e sepolte con Mafia Capitale e che invece riemergono in una situazione paradossale in cui non esiste neppure un assessore alla casa. Del resto Roma è attraversata tutti i giorni da un vero e proprio terremoto sociale con una media di 10 sfratti al giorno che vengono eseguiti per lo più senza che dalle istituzioni vengano proposte o costruite per le persone e le famiglie sfrattate soluzioni alternative.

La scelta, folle, sembra essere quella di lasciare che il problema della casa venga affrontato e gestito da questura e prefettura come se non riguardasse i compiti e gli impegni di chi è stato eletto ed ora governa. L’unico strumento sul piatto per affrontare il “problema casa” sembra essere il Piano Regionale per l’Emergenza Abitativa, con circa 200 mln di euro per Roma per le graduatorie, per gli abitanti dei residence e per le occupazioni. Ma questa risorsa, seppur insufficiente per affrontare un problema oramai di grandi dimensioni, è anch’essa bloccata dal Comune di Roma.

Rimane infatti tutt’ora in vigore la Delibera n. 50 del 2016 firmata dal commissario Tronca, che di fatto blocca l’attuazione di quella regionale, rovesciando per lo più il paradigma: l’emergenza abitativa non viene affrontata come questione sociale, ma come problema di ordine pubblico, con gli sgomberi e non con le case.

A Roma grazie alle disumane misure messe in campo dal governo Renzi attraverso l’allora ministro Lupi, già a centinaia di persone non viene riconosciuta la residenza nello stabile dove di fatto vivono. Tantissime persone dopo anni di sacrifici in Italia rischiano di perdere il permesso di soggiorno e soprattutto tantissimi bambini e bambine hanno difficoltà nell’accesso alla scuola ed alle cure mediche.

Questa vergogna va fermata. Come va fermato il massacro sociale con soluzioni e misure sociali adeguate. La condizione di chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, dopo anni di precarizzazione del lavoro, di tagli ed austerity, non può essere certo affrontata con la polizia: è folle pensare che i manganelli e la politica della paura possano cancellare le persone ed i loro bisogni.

Per questo Venerdì 21 Ottobre manifesteremo per le strade di Roma nella stessa giornata in cui tanti e tante lavoratori e lavoratrici incroceranno le braccia contro il governo Renzi e le sue politiche.

Contribuiremo a generalizzare la protesta e la mobilitazione per costruire un autunno ed un percorso di riscatto contro lo sfruttamento e le ingiustizie.

Arriveremo in Campidoglio per chiedere alla giunta Raggi di occuparsi con urgenza dei problemi e delle emergenze della città di sotto, per misurare e capire se il Sindaco c’è e da che parte sta.

Venerdì 21 Ottobre 2016

Generalizziamo la giornata di sciopero del sindacalismo di base:

ANDIAMO A BUSSARE ALLE PORTE E ALLE FINESTRE DI VIRGINIA RAGGI

 

 

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