Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa

Mobilitazioni

La città la decide chi la abita: sabato 18 marzo tutt* in corteo da piazza Vittorio al Campidoglio

La città la decide chi la abita!
 
Stanchi di tavoli di confronto che non portano a niente ci vediamo sabato 18 Marzo a piazza Vittorio per raggiungere in corteo la piazza del Campidoglio.
Dentro la necessità condivisa che lo scontro con la giunta Raggi vada aperto senza più indugiare e che il giudizio negativo sull’operato complessivo dei primi 9 mesi di governo della maggioranza capitolina pentastellata sia largamente riconosciuto come negativo, proponiamo alla città di muoversi insieme in una prima manifestazione di dissenso palese il 18 marzo prossimo. Un corteo che partendo dalla meticcia e multietnica piazza Vittorio raggiunga il Campidoglio segnalando una rinnovata volontà di contare e di far sentire la voce di quella città di sotto sempre più penalizzata e spesso dimenticata.
Sono tante le realtà che pur avendo guardato alla novità a 5 stelle immaginando una discontinuità tangibile con le passate amministrazioni, ora pensano che sia finito il momento di stare a guardare e di aspettare, di dare tempo. Il bisogno di produrre una pressione più decisa si sta allargando e si sta diffondendo, dentro le periferie e non solo. Sono troppi i segnali che non convincono, soprattutto di fronte a provvedimenti del governo nazionale che stanno cancellando welfare, diritti e tutele. L’amministrazione Raggi non solo non contrasta le misure che aggravano il disagio sociale ma spesso le accompagna con interventi dettati dal ripristino della legalità così poco attenta alle legittime rivendicazioni sociali, culturali, educative e ambientali che si levano da più parti, da apparire solo come azioni dove prevale la burocrazia all’uso della ragione e del buon senso.
In una situazione dove gli interlocutori istituzionali sembrano scomparsi e a dirimere i conflitti sociali sia chiamata solo la forza pubblica, se non la magistratura, si inserisce anche la strumentale rincorsa a chi la spara più grossa contro i migranti o sulle cause del degrado delle periferie. Si invoca maggiore sicurezza, Daspo Urbano e poteri più larghi per i sindaci: con decisioni che restringono sempre più le libertà individuali e l’espressione del dissenso. Così vengono create appositamente anche le condizioni affinchè campagne come “prima gli italiani e Roma ai romani” possano diffondersi ed attecchire, producendo tensioni distorte e dividendo quei settori sociali e popolari che invece soltanto stando insieme e lottando hanno la possibilità concreta di riconquistare diritti e cambiare le cose.
Per fermare questa follia legalitaria a senso unico – a favore dei poteri forti e contro i poveri - che sta penalizzando soprattutto le fasce sociali più deboli, colpendo anche i luoghi dove queste si organizzano e resistono, culturalmente e politicamente, riteniamo centrale il bisogno di aprire con forza un contenzioso sociale con la sindaca Virginia Raggi e i suoi assessori. Un confronto che produca passaggi decisamente più convincenti di quelli ricevuti finora sul tema del diritto alla casa, ai servizi, alla mobilità, alla cultura, al lavoro e alla salute.
Al termine del corteo sabato 18 marzo proviamo sull’agorà cittadino della piazza del Campidoglio attraverso una grande assemblea sociale a definire l’agenda di lotta che nei prossimi mesi sappia spingere la neo amministrazione capitolina ad un radicale cambio di rotta e sappia configgere con essa laddove le mancanze siano evidenti. Apriamo una campagna di primavera autorevole e potente, larga e condivisa, capace di produrre l’ostilità necessaria contro il governo Gentiloni, i diktat europei e il lassismo delle amministrazioni locali, regione Lazio inclusa.

Sabato 18 marzo ore 16 piazza Vittorio manifestazione cittadina

 

Cosa rimane dell’estenuante e davvero poco interessante diatriba intorno allo stadio della Roma? Un fortissimo senso di nausea e un’irresistibile voglia di ridere. Perché quello che è avvenuto in questi giorni, comprese le dimissioni irrevocabili di Berdini, ha del surreale se non del paradossale, come dice molto bene il professor Montanari sulla pagine del quotidiano la Repubblica di domenica 26 febbraio. Cosa è avvenuto, se non un compromesso dei più riusciti tra costruttori e amministratori, in nome di un interesse generale che davvero si stenta a vedere? Con buona pace delle battaglie e delle osservazioni contro il piano regolatore generale di Veltroni, fatte anche con l’ex assessore Berdini e tante altre intelligenze sociali, che oggi non solo non combattono più quel piano scellerato ma gioiscono di fronte ad una diminuzione delle cubature previste a Tordi Valle.

Le giunte di centro sinistra ci hanno regalato una tale quantità di cemento da restarne soffocati e il centro destra non ha mai pensato di fare diversamente. L’arrivo del movimento 5 stelle al governo della città e le sue battaglie contro le grandi opere inutili come il Tav in Valsusa, dove certo non sono previste mediazioni, poteva indurre a immaginare in un cambio di passo rispetto a ciò che abbiamo sempre subito nella capitale, dove la logica dell’urbanistica contrattata assume le caratteristiche di legge di fatto non scritta, ma accettata come inevitabile. Quindi la deleteria cultura della riduzione del danno vince ancora!

Purtroppo l’esaltazione per una poco convincente trattativa vittoriosa ha coinvolto mondi inaspettati e dato parola a personaggi davvero poco seri come l’ex sindaco Marino che oggi si scaglia contro la Raggi rea a suo dire di aver ceduto ai palazzinari, dimenticando di aver approvato lui le devastanti cubature previste per le torri di Libeskind. Questo grande affare ha anche avuto un aspetto mediatico non indifferente, con una valanga di telecamere e microfoni per una ventina di tifosi che “assediavano” il Campidoglio chiedendo “famostostadio” e tutto ciò ha spostato l’attenzione su di un’opera di cui Roma non ha bisogno e di cui avremmo fatto davvero a meno.

La ricerca del consenso a tutti i costi ha prodotto un atto che non solo va osteggiato con forza chiedendo che siano altre le priorità per Roma, ma va anche compresa la pericolosità di questa tendenza che annulla il dissenso dentro scelte dettate solo dall’opportunismo. Altro che opportunità per la capitale! C’è da riflettere bene su questo, perché ancora una volta a vincere è la rendita e il solo interesse salvaguardato è quello speculativo e finanziario.

La maledetta logica della riduzione del danno e il turiamoci il naso sono figli della stessa madre rinunciataria, vile e per niente indipendente che ha distrutto la sinistra in Italia e che sta insidiando anche spazi di movimento, dentro un pericoloso attendismo saturo di un nefasto ed eccessivo tatticismo. Rompere il cordone ombelicale da questa madre è quanto bisogna fare, anche se poco rassicurante e decisamente difficile. Con grande ostilità e comune irriducibilità dobbiamo alimentare percorsi capaci di marcare la distanza da queste scelte e autonomia di movimento nell’affermare le priorità sociali dove presentare il conto, sia al mondo di mezzo che a quello di sopra.

È necessario perciò costruire spazi di confronto e agende comuni capaci di produrre nuovi rapporti di forza prima che sia troppo tardi e le dinamiche di controllo e sorveglianza da una parte e i processi di sussunzione dall’altra ci indeboliscano a tal punto da diventare innocui.

Mobilitiamoci insieme sabato 18 marzo con un potente corteo che attraversi la città e raggiunga la piazza del Campidoglio, dalle periferie, dalle scuole, dai posti di lavoro, dalle palestre e dagli spazi sociali, dall’università e dai palazzi occupati, perché la città la decide chi la abita e non chi la governa.

Per definire insieme la manifestazione incontriamoci giovedì 9 marzo alle ore 17 nell’occupazione di viale delle Province 187.

Movimento per il diritto all’abitare

10 febbraio assemblea al presidio di piazza Madonna di Loreto

#lefamostecase 
 
Siamo al terzo giorno di presidio a pochi passi dal Campidoglio e dalla Prefettura, al centro della città, su quella via dei Fori Imperiali che il sindaco Marino fece un fiore all’occhiello di una giunta finita molto male. Vediamo passare frotte di turisti che incuriositi da striscioni e tende si fermano a parlare e a fotografare, stupiti di scoprire che nella capitale c’è un’emergenza abitativa così forte da spingere le persone senza casa ad accamparsi a due passi da piazza Venezia e dal Colosseo. Un’emergenza che sembra sfuggire a chi questa città la amministra, presi come sono da guerre intestine e/o peggio ancora intenzionati a rendere felice ancora una volta quel mondo di sopra e quel mondo di mezzo che hanno prosperato sulle emergenze sociali.
La nostra mobilitazione vuole mettere davanti agli occhi di tutta Roma, sia chi ha votato il movimento 5 stelle e ha contribuito all’elezione della sindaca Raggi, sia chi alle urne non c’è proprio andato/a, una realtà molto amara, fatta di sgomberi e sfratti, di licenziamenti e pignoramenti, di lavoro precario e disoccupazione, di welfare distrutto e di tutele cancellate. Per non parlare di un territorio cementificato a dismisura dove si dovrebbero far atterrare nuovi metri cubi e consumare nuovo suolo come sollecitano i Parnasi di oggi e gli Scarpellini di ieri.
Le uniche risposte finora sono arrivate dalla Questura e dalla Prefettura che sembrano avere la delega alle emergenze e alle tensioni sociali, con la Procura di Roma pronta a far da sponda. È notizia di queste ore che dopo lo sgombero di Colle Monfortani, gli arresti e le scarcerazioni dei giorni successivi, il pubblico ministero, non avendo digerito le decisioni del tribunale che ha rimesso in libertà le persone recluse, ha presentato appello contro alcune di loro chiedendo il mantenimento delle misure.
In questo quadro c’è chi prova ad alimentare una guerra tra poveri con mobilitazioni e parole che fanno ribrezzo. Come chi giocando sporco sul disagio abitativo chiede casa per i romani scagliandosi contro migranti e occupazioni, come se la responsabilità dell’attuale situazione fosse da ricercare verso il basso invece che contro chi governa e ha governato questa città. Rutelli, Veltroni, Alemanno e Marino per il passato, Raggi per il presente. Un gioco troppo facile e troppo sporco per essere tollerato dal movimento per il diritto all’abitare, deciso a non lasciare neanche un centimetro di territorio al razzismo e al fascismo.
Per questo proponiamo che venerdì 10 febbraio alle ore 17 ci si incontri in tante e tanti al presidio di piazza Madonna di Loreto e che insieme si costruisca una manifestazione per giovedì 16 febbraio in concomitanza con l’incontro previsto in via Capitan Bavastro tra i movimenti, la Regione e il Comune.
Movimento per il diritto all'abitare

#28G corteo: La città di sotto cerca casa!

La città di sotto è antirazzista e lotta contro sfratti e sgomberi. Basta case vuote e gente senza casa!

Sabato 28 gennaio 2017

ore 15 corteo da Piazza Vittorio

  •  Per non assistere in silenzio a sfratti e sgomberi. O a scene come a San Basilio o Montecucco, dove la destra xenofoba in cerca di voti soffia sul fuoco che alimenta un’inaccettabile guerra tra poveri. Quella stessa destra che sabato prossimo manifesterà verso palazzo Chigi con parole d’ordine come “prima gli italiani” e “rafforzare la difesa dei confini dall’invasione straniera”.
  • Per non far sparire le 70 famiglie sgomberate venerdì 20 gennaio a Colle Monfortani da un ingente e spropositato spiegamento di forze dell’ordine.
  • Per non tollerare l’eccessiva e brutale reazione repressiva nei confronti di chi ha provato a resistere allo sgombero e di chi, in solidarietà con le famiglie messe in strada sulla Prenestina e dopo aver difeso un’anziana signora dallo sfratto dall’alloggio popolare dove vive da anni, ha manifestato sulla via Tiburtina con rabbia e determinazione.
  • Per chiedere una soluzione definitiva per chi vive negli alloggi popolari e viene minacciato di sgombero perché considerato senza titolo, pur avendo i requisiti stabiliti dalla legge per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica.
  • Per dare una prospettiva a coloro che vivono nei residence e rischiano di finire in strada per la scellerata gestione dei bonus e la scandalosa relazione che sembra non finire mai tra i proprietari degli stabili e l’amministrazione comunale.
  • Per la chiusura dei campi Rom e l’avvio di un piano non basato sulla gestione dell’emergenza ma sulla individuazione di strumenti e soluzioni abitative valide.
  • Per non accettare supinamente lo scandalo delle truffe, degli sgomberi e dei pignoramenti nei piani di zona, dove decine di acquirenti rischiano di essere cacciati dalle abitazioni dove vivono dopo essersi caricati sulle spalle la spesa di un mutuo.
  • Per impedire che le questioni sociali e i diritti si trasformino sempre più in una mera gestione dell’ordine pubblico e in un controllo sempre più stretto sul disagio e sulla povertà, con il rischio che in città invece di ripristinare un welfare di prossimità prevalga una svolta securitaria tesa più alla sorveglianza del malessere che alla sua soluzione.
  • Per non lasciare le periferie romane nelle mani di una facile propaganda razzista, dove il nemico non è chi ci toglie i diritti e rende sempre più precaria la nostra vita, ma chi parla una lingua diversa o ha il colore differente della pelle. Le divisioni e le tensioni prodotte da slogan violenti di stampo fascista non appartengono alle lotte e alla storia di questa città.

L’emergenza abitativa dilagante e l’assoluta mancanza di una programmazione sostenuta da risorse serie dimostrano come il tema casa non sia tra le priorità dell’amministrazione comunale, e infatti non esiste ancora una delega specifica in materia.

Un lassismo che genera anche un eccessivo potere dei funzionari del dipartimento politiche abitative che stanno interpretando il loro compito in modo burocratico, quasi poliziesco.

Nemmeno il promesso superamento della cosiddetta delibera Tronca di attuazione della Delibera regionale sull’emergenza abitativa è ancora avvenuto e questo determina una stagnazione e un mancato utilizzo di uno strumento importante e con risorse certe appostate sopra.

Con forza e determinazione costringiamo le amministrazioni regionali e comunali ad un confronto con la città che sia produttivo. Con risorse certe e una programmazione delle politiche abitative adeguata all’emergenza attuale. Per una vera discontinuità con il passato e per liberarsi dal ricatto dei costruttori. Per riusare il costruito pubblico e privato. Per fermare l’arrivo di nuovo cemento inutile.

LA CITTA’ DI SOTTO CERCA CASA

Sgombero a Via Prenestina 1391

Le dichiarazioni ufficiali della Questura di Roma sostengono l’urgenza dello sgombero effettuato questa mattina con un enorme spiegamento di forze, motivandola con le segnalazioni della direzione del complesso religioso di proprietà dei Padri Monfortani che da tempo reclama ciò che è avvenuto oggi.

Parlare di urgenza con quello che è accaduto e sta ancora accadendo a pochi chilometri da Roma ci sembra quanto meno fuori luogo e decisamente infelice. Spingere poi intere famiglie in mezzo alla strada, con le temperature che ci sono in questi giorni, appare quanto meno in contrasto sia con la funzione religiosa di cui si fregiano i Missionari Monfortani che con quello degli organi dello Stato preposti alla tutela del disagio laddove esso si manifesti. Soprattutto di fronte ai numerosi minori che dopo aver subito il trauma dello sgombero, ora si ritrovano anche con i loro genitori reclusi per aver difeso il loro diritto ad avere un tetto sulla testa.

I reati contestati appaiono subito pretestuosi, eccessivi e funzionali a mascherare un’operazione- in cui anche i vigili del fuoco non hanno fatto mancare il loro prezioso contributo- di ordine pubblico contro il disagio sociale organizzato nella lotta per la casa. Dipingere coloro che hanno occupato per necessità uno stabile vuoto da oltre dieci anni come spacciatori e ladri, è la consueta modalità per screditare un movimento di lotta e famiglie coraggiose che invece di attendere anni in graduatoria per un alloggio che non arriva mai hanno deciso di lottare e di recuperare dignità e reddito riusando stabili vuoti o abbandonati.

Oggi però tutto non è andato come la Questura e la Prefettura si aspettavano. Dopo aver fatto saltare il tavolo previsto per il 19 gennaio tra i movimenti, il Comune, la Regione e l’Ater, troppo ingombrante il giorno prima dello sgombero organizzato per oggi e aver ignorato la mobilitazione svoltasi nel tardo pomeriggio in piazza Ss. Apostoli, chi ha deciso l’operazione di sgombero pensava di aver fatto tutto nel migliore dei modi. Hanno sottovalutato però la resistenza degli uomini e delle donne di via Prenestina 1391 e la spinta solidale arrivata da via Tiburtina, dove un centinaio di solidali dopo aver difeso un’anziana donna da uno sgombero, hanno bloccato l’incrocio tra la via Tiburtina e San Basilio, in solidarietà con le famiglie resistenti di Colle Monfortani.

La reazione giudiziaria contro la giusta difesa dell’occupazione è stata molto pesante con 16 arresti e 40 denunce. Domani 21 gennaio ci sarà il processo per direttissima con accuse durissime e infamanti, sostenute da perquisizioni fatte nello stabile vuoto e senza testimoni.

Imbarazzante invece il comunicato dello studio legale Dikaios con sede in piazza del Popolo che cura gli interessi del gruppo religioso dei Missionari Monfortani. Fanno riferimento alla morte di Ali a Firenze ed evocano un rischio di crollo della struttura occupata legato alle scosse di terremoto di questi giorni. Insomma lo sgombero è stato fatto per il bene e la salute delle famiglie occupanti stesse. Si parla di diverse centinaia di abitanti, quando oggi si è potuto vedere chiaramente i numeri reali e il tipo di soggetti che da un anno abitano nell’edificio occupato. Per cui ci tocca credere che quella che abbiamo visto stamattina è stata un’azione misericordiosa e attenta soprattutto alla salute dei bambini e delle bambine. Possibilmente da sottrarre ai loro sciagurati genitori come da minacce ricevute nel caso le madri non avessero firmato per la soluzione in casa famiglia, separate dal proprio compagno o coniuge.

Su questo un ulteriore falsità. La questura sostiene di avere affidato 17 minori alle cure della sala sociale. In realtà neanche le minacce sono servite a spaventare le donne che hanno anche dovuto subire questa pressione violenta, tutte hanno rifiutato la separazione del nucleo e la casa famiglia.

Ora proseguono la lotta e il loro intero nucleo familiare è stato accolto negli spazi comuni di un’altra occupazione sulla Prenestina.

Quella di oggi quindi ha tutte le caratteristiche di una dichiarazione di guerra e l’intera città deve trarre le dovute conseguenze.

Domani saremo a piazzale Clodio dalle ore 9 per sostenere tutti e tutte gli arrestati e chiederne l’immediata liberazione.

Lanciamo un corteo cittadino per sabato 28 gennaio per il diritto alla casa, contro sfratti, e sgomberi, per il superamento della delibera Tronca e l’attuazione della delibera regionale sull’emergenza abitativa.

Movimento per il diritto all’abitare

 

 

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Resistenza allo sgombero di Colle Monfortani: liber* tutt* le/gli arrestat*

photo5771384303278729293 Si è concluso con la decisione del giudice del Tribunale di Roma di liberare i/le 15 occupanti di Colle Monfortani arrestat* ieri durante lo sgombero delle palazzine in via Prenestina 1391 il processo per direttissima che si è svolto questa mattina a piazzale Clodio.

Il tribunale ha rigettato la richiesta del PM, che aveva chiesto il carcere per 3 imputat* e l’obbligo quotidiano di firma per tutti gli altri. Cadute le accuse di incendio doloso e detenzione di involucro incendiario, restano in piedi la resistenza pluriaggravata e le lesioni a pubblico ufficiale, capi di imputazione per i quali si andrà a processo il 14 giugno.

Se il tentativo di punire con forza chi si oppone alla violenta guerra scatenata contro i poveri da istituzioni barbare e incapaci di trovare soluzioni al disagio, se non in termini di criminalizzazione e ordine pubblico, ha quindi subito un ridimensionamento con la decisione del Tribunale di Roma di questa mattina, aspettiamo di vedere le prossime mosse della Questura che sta utilizzando tutto il vuoto lasciato da un’amministrazione comunale colpevolmente silente e da una Regione non conseguente nemmeno con le proprie scelte.

La prova di forza del capo della polizia Gabrielli, conseguente lui si con le parole pronunciate la settimana scorsa, non lascia scampo alla necessità per chi si organizza di non fare un passo indietro mentre gli viene tolto tutto per salvare il Monte dei Paschi di Siena. La grande capacità di resistenza sia sulla Prenestina che sulla Tiburtina lo dimostrano.

La capacità dei movimenti di non mollare di un millimetro nelle richieste chiare, portate avanti con anni di mobilitazioni e la maturità nell’individuare l’unica alternativa a Mafia Capitale in un piano di intervento regionale straordinario strappato con le lotte, in grado di destinare risorse già disponibili per reperire alloggi già costruiti, viene così svilita dentro una dimensione di pericolosità sociale, dove la resistenza di donne e uomini che provano a difendere il tetto che sono riusciti a mettersi sulla testa, dentro uno spazio come quello dei Padri Monfortani destinato a progetti speculativi noti a tutti in quel quartiere, viene raccontata come operazione in difesa della legalità, mentre in realtà è un attacco pesante alla povertà.

Con l’accanimento violento nei confronti di madri che sono state minacciate e che hanno resistito con coraggio, difendendo la propria dignità e quella dei loro figli.

Mentre scriviamo siamo in corteo con i/le licenziati Almaviva e attendiamo di riabbracciare i nostri fratelli e le nostre sorelle che verranno liberat* dopo il prelievo forzoso del DNA.

Alla violenza di un sistema che prova a metterci gli uni contro gli altri per isolarci e farci vivere nella paura, rispondiamo con il calore di migliaia di corpi meticci in movimento, che lottano per difendere la propria dignità, che nessuna miserabile azione dall’alto potrà fermare.

Costruiamo per sabato 28 gennaio un grande corteo cittadino per il diritto alla casa, contro sfratti, e sgomberi, per il superamento della delibera Tronca e l’attuazione della delibera regionale sull’emergenza abitativa.

Movimento per il diritto all’abitare 

 

 

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